Hai 30 anni e vuoi crescere in altezza? Ecco cosa dice la scienza sulle possibilità reali

A 30 anni, la crescita in altezza secondo la scienza non è più possibile in modo naturale: questo perché, con il completamento dello sviluppo puberale e la definitiva saldatura delle cartilagini di accrescimento delle ossa lunghe (più precisamente delle metafisi), il processo di allungamento osseo si conclude definitivamente. Il range di età in cui ciò avviene può variare, ma mediamente già intorno ai 20 anni nella maggioranza delle persone, lo spazio per un’ulteriore crescita è esaurito: la scienza non ha mai documentato casi in cui soggetti adulti, senza patologie, incrementino la propria statura in età avanzate come i 30 anni.

Determinanti genetici e limiti biologici

La statura finale di un individuo è il risultato di una complessa interazione di fattori genetici, ambientali e nutrizionali. Studi recenti hanno confermato che circa l’80% della variazione dell’altezza tra gli individui è dovuta a componenti genetiche, mediate dall’azione di circa 80 geni differenti che regolano la crescita, il metabolismo e lo sviluppo delle ossa e delle cartilagini. Tuttavia, in assenza di particolari deficit nutrizionali o endocrini, una volta che si è raggiunta la maturità scheletrica, intervenire su questi fattori non permette più alcuna modificazione significativa della statura. Di particolare rilevanza è il cosiddetto target genetico, cioè il potenziale massimo di altezza ereditato dai genitori, che viene raggiunto appunto entro la fine dello sviluppo scheletrico.

Anche l’allenamento fisico, la postura, l’alimentazione ricca di nutrienti e uno stile di vita sano hanno effetti positivi sulla crescita durante l’infanzia e l’adolescenza; tuttavia, superata la soglia della maturazione scheletrica, il margine di intervento diventa nullo per l’incremento dell’altezza vera e propria, come conferma la ricerca biomedica.

Perché non si cresce più dopo i 30 anni?

Dopo la pubertà si attivano specifici ormoni (estrogeni nelle femmine, androgeni nei maschi), che accelerano la maturazione delle cartilagini di accrescimento, portando alla loro chiusura definitiva. Questo processo, noto come saludatura delle epifisi, rappresenta una barriera biologica insormontabile: una volta chiuse, le cartilagini delle ossa lunghe non sono più in grado di favorire nuova crescita in lunghezza. È per questo semplice motivo anatomico e fisiologico che, in età adulta, non esistono strategie naturali, farmacologiche né esercizi che permettano realmente di crescere in altezza.

Nonostante vi siano leggende metropolitane su diete miracolose, esercizi di stretching o trattamenti ormonali, non esistono prove scientifiche di efficacia di nessun metodo naturale, farmaceutico o di fitness post-20 anni per aumentare veramente la statura in individui sani. Quando si fa riferimento a presunti “allungamenti” ottenuti da attività sportive o pratiche come pilates, yoga o nuoto, si sta in realtà parlando di un miglioramento della postura, della flessibilità o della percezione visiva della propria altezza, non di un reale incremento scheletrico.

Soluzioni chirurgiche: rischi e indicazioni

L’unico modo per aumentare artificialmente la propria altezza dopo la maturazione scheletrica è rappresentato da alcune procedure chirurgiche. La più nota è l’osteotomia segmentaria con distrazione, ovvero l’allungamento progressivo degli arti inferiori mediante dispositivi esterni o impianti interni. Si tratta però di interventi:

  • Fortemente invasivi
  • Riservati generalmente a casi di dismetria (differenza di lunghezza fra gli arti), nanismo o deformità congenite
  • Non esenti da seria rischi e complicanze (dolore prolungato, infezione, problemi articolari)
  • Molto costosi e dalla lunga riabilitazione

Questi interventi non sono consigliati a chi non presenta patologie o difformità significative, e non rappresentano una soluzione perseguibile per chi, senza necessità cliniche, desidera solo aumentare la propria statura.

Fattori che possono influenzare la percezione dell’altezza

Nell’età adulta, si possono mettere in atto alcune strategie per ottimizzare la postura e, di conseguenza, migliorare la percezione visiva della propria altezza:

  • Cura della postura: ad esempio, esercizi mirati per la schiena e le spalle, stretching quotidiano e attività come yoga e pilates possono aiutare a “recuperare” qualche centimetro dovuto a incurvamenti posturali
  • Scarpe rialzanti: prodotti ortopedici o calzature apposite che contengono rialzi all’interno della suola
  • Abbigliamento: la scelta di abiti che slanciano la figura può accentuare la percezione dell’altezza

Ruolo della società e aspetti psicologici

Va sottolineato che il desiderio di apparire più alti deriva spesso da standard estetici e sociali piuttosto che da reali necessità fisiche. L’altezza ricopre un valore simbolico e identitario nella società moderna, ma non è un elemento né di salute né di benessere personale. Eventuali insicurezze legate alla statura vanno affrontate, se necessario, con il supporto psicologico adeguato.

In conclusione, la crescita ossea nel soggetto adulto è un processo che la biologia umana rende impossibile, perché le cartilagini di crescita sono definitivamente chiuse poco dopo il termine della pubertà. La scienza non riconosce metodi efficaci, sicuri e accessibili per aumentare la statura dopo i 30 anni. Migliorare la postura e accettare i propri limiti costituzionali sono invece strategie sane e scientificamente fondate per convivere serenamente con la propria altezza definitiva.

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