Quando si parla di malattie cardiovascolari nel linguaggio scientifico e medico, l’acronimo che ricorre più frequentemente è CVD, dal termine inglese “CardioVascular Diseases”. Questo acronimo si è imposto non solo nella letteratura internazionale, ma anche in contesti italiani, grazie all’ampio utilizzo nella ricerca, nella prevenzione e nella comunicazione sanitaria. Comprendere a fondo cosa racchiude questa sigla è fondamentale per chiunque voglia adottare un approccio informato alla tutela del proprio benessere cardio-circolatorio.
Cosa comprende l’acronimo CVD
L’acronimo CVD indica l’insieme delle malattie che coinvolgono il cuore e i vasi sanguigni. Nel dettaglio, include una serie di patologie che condividono la stessa caratteristica: coinvolgere direttamente le strutture del sistema circolatorio. Tra le condizioni più note e di rilevanza clinica si annoverano:
- Malattia coronarica (CAD) come l’angina e l’infarto del miocardio, quest’ultimo comunemente chiamato attacco cardiaco.
- Ictus, ossia un danno acuto al cervello dovuto a una compromissione del flusso sanguigno cerebrale.
- Insufficienza cardiaca, che rappresenta l’incapacità del cuore di pompare sangue a sufficienza per soddisfare le necessità metaboliche dell’organismo.
- Altre condizioni come la cardiopatia ipertensiva, la cardiopatia reumatica, la cardiomiopatia, le aritmie, malformazioni congenite, valvulopatie, carditi, aneurismi aortici, arteriopatia periferica e tromboembolie.
Tutte queste patologie rientrano nell’ampio spettro coperto dalla sigla CVD, che nelle pubblicazioni scientifiche internazionali e nei dati epidemiologici viene utilizzata come termine ombrello per descrivere una delle principali cause di mortalità e morbilità globali.
Cause e principali fattori di rischio
La genesi delle malattie cardiovascolari è spesso multifattoriale. Tra le cause più note vi è l’aterosclerosi, un processo degenerativo che comporta la formazione di placche ateromatose nelle arterie, con conseguente riduzione del lume vascolare e rischio di eventi acuti come infarto e ictus. L’aterosclerosi trova tra i suoi principali promotori:
- Ipertensione arteriosa, fattore responsabile di circa il 13% dei decessi per cause cardiovascolari.
- Tabagismo, che contribuisce per circa il 9% dei decessi.
- Diabete mellito, responsabile del 6% circa delle morti correlate alle CVD.
- Inattività fisica, associata a un ulteriore 6% delle cause di morte cardiovascolare.
- Obesità, fattore di rischio attribuito al 5% dei decessi.
- Alimentazione non equilibrata e abuso di alcolici.
Vi sono inoltre fattori genetici e condizioni come la cardiopatia reumatica, che può svilupparsi dopo infezioni quali la faringite streptococcica. Tali fattori, benché non determinanti per tutti, aumentano sensibilmente la probabilità di manifestare una delle malattie racchiuse sotto l’acronimo CVD.
Impatto delle CVD sulla salute pubblica
Il carico delle malattie cardiovascolari sulla popolazione mondiale è estremamente elevato: si tratta della principale causa di morte sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. La loro diffusione è così ampia che, secondo stime recenti, una significativa porzione della mortalità globale, così come della perdita di qualità della vita (misurata in anni di vita in buona salute persi), è attribuibile proprio alle CVD.
Il dato allarmante è ulteriormente aggravato dall’associazione tra i fattori di rischio: soggetti che presentano combinazioni di ipertensione, diabete, colesterolo elevato, sedentarietà e abitudine al fumo hanno probabilità esponenzialmente maggiori di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a chi ha uno solo di questi fattori.
Prevenzione e gestione delle malattie cardiovascolari
Il riconoscimento dei fattori di rischio come prima arma di difesa si è affermato progressivamente dalla metà del secolo scorso, grazie a studi osservazionali, come quello iniziato nel 1949 a Framingham. Da allora sono stati identificati strumenti e strategie efficaci per ridurre l’incidenza delle CVD e promuovere la salute cardiovascolare:
- Stile di vita sano: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata ricca di frutta, verdura, cereali integrali, basso apporto di grassi saturi e zuccheri.
- Controllo del peso corporeo e limitazione del consumo di alcol.
- Sospensione del fumo di sigaretta.
- Monitoraggio e gestione dell’ipertensione arteriosa, del colesterolo (in particolare LDL) e del diabete.
- Attenzione agli squilibri metabolici come la sindrome metabolica, caratterizzata da associazione di dislipidemia, ipertensione e obesità, che rappresenta un moltiplicatore del rischio cardiovascolare.
- Screening regolari e visite cardiologiche periodiche soprattutto in presenza di familiarità per CVD.
La prevenzione primaria si concentra sull’intervento prima dell’insorgenza della malattia, riducendo i comportamenti a rischio e adottando una sorveglianza proattiva dei parametri cardiovascolari. La prevenzione secondaria, invece, interessa i soggetti che hanno già manifestato eventi cardiovascolari, al fine di prevenire le recidive e eventi a prognosi peggiore.
Ruolo del colesterolo e del diabete
Due degli elementi maggiormente correlati allo sviluppo delle CVD sono il colesterolo (in particolare la frazione LDL, detta anche “colesterolo cattivo”) e il diabete mellito. Un eccesso di LDL favorisce la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie, mentre il diabete, specialmente se mal controllato, danneggia i vasi sanguigni, amplificando la predisposizione a infarto e ictus.
Il mantenimento di livelli adeguati di colesterolo e la gestione della glicemia rappresentano quindi due cardini per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, soprattutto nei soggetti con familiarità o altri fattori di rischio associati.
L’importanza della conoscenza dell’acronimo CVD
Conoscere il significato di CVD è il punto di partenza per un’informazione corretta e consapevole, sia a livello individuale che familiare. Permette di riconoscere e interpretare segnalazioni, linee guida, campagne di sensibilizzazione e risultati di indagini cliniche sulle malattie cardiovascolari. Solo attraverso una presa di coscienza collettiva e la diffusione delle conoscenze basilari è possibile invertire la tendenza, riducendo il peso sanitario, umano ed economico che le CVD determinano a livello globale.
In sintesi, l’acronimo CVD rappresenta molto più di un termine tecnico: racchiude la sfida moderna più rilevante per la salute pubblica e privata. La conoscenza e la prevenzione restano i capisaldi per affrontare e ridurre davvero l’impatto di queste gravi patologie.