L’imposta di bollo sui buoni fruttiferi postali (BFP) rappresenta un aspetto cruciale da considerare per chi decide di investire in questi strumenti offerti da Poste Italiane: la sua incidenza reale dipende dall’importo investito, dalle modifiche normative intervenute negli ultimi anni e da alcune strategie che permettono talvolta di ridurre o evitare il prelievo.
Meccanismo di applicazione dell’imposta di bollo
L’applicazione dell’imposta di bollo sui BFP ha subito diverse modifiche nel tempo. Attualmente, il prelievo avviene in misura proporzionale allo 0,20% annuo sul valore complessivo dei buoni detenuti, rilevato alla data del 31 dicembre di ogni anno o comunque al momento del rimborso. Tuttavia, l’onere minimo su ogni titolo è di almeno 2 euro per ciascun BFP in essere, anche nel caso in cui il calcolo percentuale produca un importo inferiore a tale soglia.
Questo valore si applica anche agli investimenti cumulativi: per il calcolo, la normativa prevede che vengano sommati tutti i buoni che hanno lo stesso intestatario (o codici fiscali coincidenti). Superata la soglia dei 5.000 euro, la trattenuta diventa obbligatoria su tutto il capitale investito.
Quanto paga realmente l’investitore?
Se il valore nominale dei buoni, sommato a quello di eventuali altri prodotti finanziari analoghi intestati allo stesso soggetto, non supera i 5.000 euro, non viene applicata alcuna imposta di bollo grazie al regime di esenzione previsto dalla normativa vigente.
Nel caso in cui la soglia venga superata, l’importo da versare corrisponde allo 0,20% del valore nominale dei titoli al 31 dicembre di ogni anno. Ad esempio, un portafoglio di 10.000 euro in buoni comporterà una tassa annua di 20 euro; per importi radicalmente inferiori, entra in gioco la soglia minima di 2 euro per ogni buono emesso. Questo significa che, se si sottoscrive un buono da 1.000 euro, il prelievo sarà comunque di 2 euro anche se lo 0,20% equivale a solo 2 euro.
Da notare che l’imposta viene applicata “alla fonte” da Poste Italiane, in fase di rimborso del buono oppure annualmente, ed è determinata sul valore di mercato o di rimborso effettivo del titolo, quindi non solo sul valore nominale, ma compresi gli interessi maturati e non ancora riscossi.
Incidenza reale sul rendimento
L’imposta di bollo, pur non influendo direttamente sulla tassazione degli interessi (che per i buoni postali è separata, fissa e agevolata al 12,50%), incide sul capitale stesso, riducendo il rendimento effettivo annuo. Per importi contenuti, questa imposta può assorbire una percentuale rilevante degli interessi maturati, soprattutto se ci si attesta vicino alla soglia minima di calcolo.
Ad esempio, su un buono di valore 2.000 euro, la tassa minima di 2 euro rappresenta lo 0,10%: in questi casi, il prelievo risulta percentualmente più basso rispetto ai tagli maggiori, ma l’effetto diminuisce all’aumentare dell’importo.
Strategie per ridurre o evitare l’imposta
L’unica esenzione piena e certa prevista riguarda i portafogli di buoni postali inferiori a 5.000 euro. La normativa, infatti, specifica che ai fini del calcolo si sommano tutti i prodotti dello stesso intestatario, indipendentemente dalla tipologia e dalla data di emissione. In passato, alcuni clienti tentavano di aggirare la soglia sottoscrivendo molti buoni di piccolo taglio, ma oggi la registrazione incrociata dei codici fiscali impedisce questa pratica.
La soluzione più lineare è dunque quella di non superare la soglia dei 5.000 euro per intestatario. Nel caso si vogliano investire somme più ingenti, una possibilità è suddividerle tra più soggetti (ad esempio familiari), ognuno dei quali detenga BFP di valore individuale inferiore a 5.000 euro. Un ulteriore vantaggio può derivare dall’intestazione cointestata, ma l’anagrafe fiscale somma comunque le quote riferibili allo stesso codice fiscale.
Un altro aspetto da considerare è la ripartizione dell’investimento tra diversi tipi di prodotti finanziari, tenendo presente che per altre categorie – come azioni, fondi o polizze – il calcolo e le soglie sono differenti e in alcuni casi non è prevista alcuna esenzione minima.
Focus: i buoni dedicati ai minori
Anche per i buoni postali dedicati ai minori valgono le stesse regole: l’esenzione si applica solo se il totale del valore di rimborso non supera i 5.000 euro. Gli interessi su questi prodotti sono soggetti a una ritenuta fiscale sostitutiva rispetto all’ordinaria tassazione dei redditi, ma la tassa sul capitale investito segue la regola generale prevista per tutti i BFP.
Cosa cambia per buoni postali vecchi e nuovi
I buoni emessi prima del 1° gennaio 2009 seguevano un regime differente, senza cumulo tra più titoli né con altri strumenti finanziari, e quindi potevano risultare esenti dall’imposta anche per importi superiori alla soglia attualmente in vigore. Oggi, invece, tutti i buoni posseduti dal medesimo intestatario vengono sommati per il calcolo della soglia.
L’introduzione dal 2012 dell’imposta di bollo proporzionale allo 0,20% per i buoni di nuova emissione e l’eliminazione progressiva del vecchio bollo fisso fanno sì che la situazione sia assai meno vantaggiosa per chi investe grandi somme rispetto al passato. La presenza di una soglia di esenzione, però, continua a tutelare i piccoli risparmiatori che utilizzano i buoni come strumento di accumulo graduale nel tempo.
È essenziale tenere in considerazione che l’imposta di bollo non è mai dovuta in caso di valore complessivo inferiore a 5.000 euro al 31 dicembre o al momento del rimborso. Solo il superamento di tale valore, verificato anche per effetto di più rimborsi effettuati in corso d’anno, genera l’obbligo di versamento secondo la modalità sopra descritta.
Considerazioni finali
L’imposta di bollo sui buoni fruttiferi postali, seppur contenuta rispetto ad altre forme di tassazione, è un elemento che riduce i rendimenti attesi soprattutto per investimenti consistenti. Tenere monitorato il valore totale dei titoli intestati ai fini del rispetto della soglia di esenzione, nonché pianificare l’intestazione fra più soggetti, sono le strategie più efficaci per annullare o ridurre al minimo l’esborso fiscale.
In sintesi, oggi la regola è semplice: nessuna imposta se il valore complessivo dei buoni per singolo intestatario non supera i 5.000 euro. In caso contrario, la tassa si applica allo 0,20%, con minimo di 2 euro per titolo, direttamente al momento del rimborso o nella chiusura annuale dell’anno fiscale. Una pianificazione attenta consente di fruire appieno dei vantaggi dei buoni postali, minimizzando l’impatto delle imposte e preservando così la natura di questi strumenti come eccellente veicolo di risparmio sicuro e tutelato.